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Bruciavo fiori di carta
Reggevo piume pesanti.
Sul ciglio del precipizio
facevo l’equilibrista
guardando negli okki le mie vertigini
Fissavo orizzonti. Incompleti.
I pezzi mancanti erano sparsi. Ovunque.
Ai miei piedi quindi
attimi d’infinito e la polvere della terra.
Un nastro bianco volteggia nell’aria...
Eugenia
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